Sportello di Assistenza ed
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Gestione dell'oliveto con metodo biologico
1. Premessa
La gestione dell’oliveto con metodo biologico, data l’impossibilità di utilizzare prodotti chimici di sintesi, deve essere effettuata in maniera tale da preservare la fertilità del terreno ed in modo che le piante siano messe nelle condizioni ideali da essere meno soggette all’attacco di malattie.
E’ proprio con un’attenta gestione e prevenzione che l’oliveto potrà essere messo nelle condizioni di produrre in maniera adeguata e con minori problemi di natura fitosanitaria.
Si illustrano nei paragrafi seguenti i profili di maggiore rilevanza concernenti:
l’ambiente pedoclimatico;
l’impianto e la scelta varietale;
il sesto di impianto e le forme di allevamento;
la gestione della fertilità.
2. L’ambiente pedoclimatico
La conoscenza delle caratteristiche climatiche di un certo territorio è di fondamentale importanza in agricoltura biologica in quanto il clima influenza in maniera determinante lo svolgimento del ciclo vegetativo e produttivo e lo stato fitosanitario delle piante.
E’ quindi necessaria un’attenta conoscenza dei diversi parametri caratterizzanti le zone interessate alla olivicoltura biologica, tra i quali rilevanza specifica deve essere riconosciuta a:
temperature minima e massima media;
entità delle precipitazioni ed umidità relativa;
velocità del vento.
Sotto il profilo dei relativi fabbisogni termici, l’olivo necessita delle seguenti temperature minime medie:
10°C per la fase della mignolatura;
15–18°C per la fase della fioritura;
20–22°C per la fase dell’allegagione;
15°C per la fase che va dall’invaiatura sino alla maturazione;
5°C per la fase che va dalla maturazione sino alla raccolta.
I danni imputabili alle basse temperature sono in correlazione con le stagioni e quindi con le fasi fenologiche della coltura.
Le gelate primaverili ed autunnali sono certamente i fenomeni più pericolosi in quanto l’olivo si trova in corrispondenza di fasi caratterizzate da notevole attività vegetativa; in particolare in primavera, nei mesi di marzo ed aprile, si registrano le fasi fenologiche di mignolatura e fioritura, mentre in autunno, nei mesi di settembre ed ottobre, le fasi di invaiatura e maturazione.
Per quanto riguarda i fenomeni di elevata temperatura si evidenzia che gli stessi, se associati a livelli troppo bassi di umidità del terreno, possono essere causa della cascola dei frutti.
Anche la conoscenza della quantità di pioggia e della relativa frequenza (giorni di pioggia) è un parametro di fondamentale importanza per la gestione dell’oliveto biologico. I periodi in cui le piogge influiscono in maniera determinante sulla produzione olivicola sono:
antecedenti l’antesi;
successive l’allegagione;
durante l’accrescimento dei frutti.
Essendo l’impollinazione prevalentemente anemofila, il vento rappresenta un elemento climatico importante per la coltura dell’olivo. E’ chiaro che sono i venti deboli che facilitano l’impollinazione, mentre quelli impetuosi possono arrecare danni alle piante proprio in ragione dell’azione meccanica che il vento esercita a carico dei vari organi.
L’olivo è una pianta abbastanza rustica e predilige i terreni sciolti o di medio impasto con reazione alcalina o subalcalina. E’ comunque di estrema importanza che il terreno sia permeabile perché tale pianta, anche se presenta caratteristiche di rusticità, si sviluppa con grande difficoltà nei terreni troppo umidi e compatti in quanto questi fattori pedologici predisporrebbero la pianta al marciume radicale.
3. L’impianto e la scelta varietale
Prima di procedere all’impianto della coltura sarebbe auspicabile effettuare i seguenti interventi:
sistemazione per assicurare un buon franco di coltivazione in terreno pianeggiante;
sistemazione nei terreni in pendenza delle acque di ruscellamento;
livellamento della superficie soprattutto negli oliveti dove è prevista l’irrigazione.
Lo scasso dovrà essere parziale o totale e comunque effettuato alla profondità di circa 80–110 cm..
L’impianto potrà essere eseguito nel periodo autunno-inverno se il terreno è posto in zone caldo-aride, mentre, negli altri casi, dovrà essere effettuato alla fine dell’inverno-inizio della primavera.
La coltivazione con il metodo biologico può essere attuata sia nel caso di impianti preesistenti sia nel caso di colture ex novo. E’ chiaro che nel caso di impianti progettati ex novo potrà essere effettuata la scelta delle varietà più consone ad essere ubicate nell’ambiente pedoclimatico scelto.
Le caratteristiche che le varietà di olivo da olio dovrebbero possedere sono:
elevata rusticità: è possibile realizzare le massime quantità di produzione ottenibili in condizioni pedoclimatiche anche non ottimali;
elevata resistenza ai diversi parassiti: nel caso di infestazioni si registreranno minori danni;
resistenza ai fattori climatici in generale;
piccoli frutti: nel caso di drupe piccole, le larve della mosca dell’olivo presenti nella polpa possono essere uccise più agevolmente dalle elevate temperature;
maturazione precoce: affinché la pianta possa sfuggire alle infestazioni tardive della mosca.
Per la costituzione di impianti ex novo è assolutamente necessario l’utilizzo di materiale esente da tali patogeni:
funghi;
virus;
batteri;
nematodi;
insetti.
A tale proposito si precisa che è’ opportuno rivolgersi a vivai che producano materiale in maniera biologica e che ciò sia specificamente certificato.
4. Sesto di impianto e forme di allevamento
Il sesto d’impianto dell’oliveto biologico può essere realizzato in rettangolo od in quadro.
Per calcolare le distanze fra le varie piante bisogna adeguatamente prevedere che, quando l’oliveto avrà raggiunto il massimo sviluppo, le chiome degli alberi non si tocchino; le distanze devono pertanto essere calcolate in base a precisi fattori e criteri quali:
la varietà scelta;
la forma di allevamento;
le caratteristiche pedoclimatiche;
l’uso di acqua irrigua;
la raccolta meccanica.
Il sesto d’impianto consigliato è compreso fra 5x6 ed 6x8 e l’orientamento dei filari deve essere nord-sud.
Il sistema di allevamento ha l’obiettivo di dare alle piante una struttura scheletrica funzionale, assecondandone la fisiologia della specie e permettendo, qualora sia previsto, la meccanizzazione della coltura.
Per l’oliveto biologico sono indicate forme che favoriscano la creazione di un microclima non idoneo per lo sviluppo di insetti dannosi.
Le principali forme di allevamento in olivicoltura sono:
vaso policonico: questo sistema di allevamento risulta adatto per la raccolta meccanica e determina un buon arieggiamento della chioma. Il sesto indicato è di 6x6;
globo: presenta una chioma sferica, precoce fruttificazione ed è indicato nei comprensori caratterizzati da elevata intensità luminosa. Le distanze variano tra 6 ed 8 m.;
monocono: se l’impalcatura delle prime branche è di 90–100 cm. da terra è prevista la raccolta meccanica mentre, con una impalcatura di 50–60 cm. da terra è prevista la raccolta manuale. Tale forma è indicata per le varietà che presentano una fruttificazione precoce e le distanze consigliate sono di 4– 5m sulla fila e di 5–6 m. tra le file;
a cespuglio: è adatta alla raccolta manuale ed è indicata quando si dispone di scarsa manodopera per la potatura. E’ una forma che potrebbe creare condizioni ideali per lo sviluppo di patogeni all’interno della chioma. Il sesto d’impianto è di 6x7 m..
5. Gestione della fertilità
Al fine di mantenere la fertilità dell’oliveto biologico occorre rispettare certe indicazioni colturali.
Le lavorazioni a grandi profondità vanno evitate in quanto si porterebbero in superficie strati di terreno inerti ed in profondità strati attivi ricchi di microrganismi. Si peggiorerebbe altresì la struttura del terreno e si rallenterebbero i processi di umificazione.
Le lavorazioni ordinarie non dovrebbero determinare un eccessivo sminuzzamento del terreno e andrebbero eseguite due, tre volte l’anno al massimo ed in condizione di terreno in tempera.
Con una gestione biologica della coltura, la concimazione chimica viene sostituita da:
letame;
interramento dei residui della potatura;
compost;
sovescio;
ed eventualmente integrata con ammendanti e/o concimi consentiti dal Reg. CE 2092/91 quali:
scorie di Thomas;
bentonite;
cornunghia;
solfato di Mg e K;
residui di fungaie.
La concimazione deve tenere in considerazione l’età delle piante ed il loro sviluppo; sarebbe comunque sempre opportuno effettuare un’analisi del terreno allo scopo di individuare gli interventi più opportuni.
Bisogna considerare che l’olivo è una pianta che soffre di carenza di boro, per cui quando presenta sintomi da carenza di questo elemento bisogna intervenire con borato di sodio insieme al letame.
La concimazione con letame deve tener conto dei tempi di mineralizzazione che si aggirano all’incirca in tre mesi per cui, dato che l’olivo presenta la massima richiesta d’azoto nel periodo a cavallo della fioritura, la sostanza organica va distribuita nel mese di gennaio. Se il letame è ben compostato è utile distribuirlo sul terreno nel mese di marzo.
Le malattie che generalmente colpiscono l’olivo si possono tenere sotto controllo mediante i mezzi consentiti in agricoltura biologica. In generale, per il controllo dei litofagi, è necessario eseguire concimazioni e potature adeguate e favorire nel frattempo lo sviluppo degli insetti utili.