Sportello di Assistenza ed
Informazione Agricola (S.A.I.A)
Servizi - Documenti
Approfondimenti
Organismi parassiti e loro controllo in olivicoltura biologica
1. Introduzione
In agricoltura biologica è estremamente importante favorire la resistenza delle piante ai vari fitofagi e nello stesso tempo determinare tutte quelle condizioni che limitano al massimo lo sviluppo degli organismi dannosi.
I fitofagi dannosi per l’oliveto, tali da mettere in pericolo la redditività della coltura, sono solo alcuni rispetto alla gran quantità esistente in natura. Per alcuni di essi è fondamentale effettuarne il monitoraggio per valutarne l’effettiva presenza e pericolosità.
Si illustrano di seguito i principali fitofagi dell’oliveto e le rispettive modalità di controllo.
2. Mosca delle olive (Dacus oleae)
La mosca delle olive è un tripetide (4/5 mm.) ed è l’insetto più dannoso per l’olivo.
Effettua 3/4 generazioni l’anno e sverna come pupa nel terreno.
Le femmine depongono solitamente un uovo per drupa e le larve sviluppano a danno dell’oliva.
I danni consistono in marciume, cascola e disseccamenti delle drupe ed inferiori rese in olio che si presenta ad elevata acidità.
Le infestazioni sono favorite da estati abbastanza umide e con temperature inferiori a 35° C.
Affinché venga effettuato il monitoraggio bisogna collocare delle trappole, preferibilmente di colore giallo ed innescate con feromone, a circa metà altezza degli alberi. Se si realizzano settimanalmente catture di 3/5 femmine con uova mature per trappola bisogna tempestivamente provvedere a ridurre l’infestazione.
Le diagnosi vengono effettuate raccogliendo casualmente circa 100/120 drupe, 8/10 da 25 piante su 100 rappresentative dell’oliveto. I frutticini vanno quindi osservati affinché possa essere effettuato il calcolo dell’infestazione.
Per controllare la mosca dell’olivo, in particolari casi di necessità dovuti a forti infestazioni, possono essere usate esche con piretro naturale. E’ possibile inoltre rendere repellenti le drupe al fine della ovideposizione di questi fitofagi utilizzando prodotti come il polisolfuro di calcio, poltiglia bordolese e zolfo.
I fattori di controllo naturali comprendono:
fattori agronomici;
fattori climatici;
organismi utili alla lotta;
piante utili.
Fattori agronomici
Quando dalle catture si evince la presenza importante di questo insetto dannoso bisogna, se si adotta l’irrigazione, ridurre i volumi di adacquamento; ciò in quanto l’umidità favorisce lo sviluppo della mosca.
Bisognerebbe utilizzare varietà di olivo a drupa piccola e maturazione precoce ed adottare forme di allevamento basse affinché tutti i frutti possano essere raccolti interrompendo lo svolgersi di ulteriori generazioni dell’insetto.
Fattori climatici
Nelle estati che presentano temperature elevate, superiori a 35° C e bassa umidità si determina una elevata mortalità sia di uova che di larve di I età.
Organismi utili alla lotta
Si tratta di imenotteri parassitoidi tra i quali l’Opius con color.
Piante utili
Tra le piante utili può richiamarsi il Giuggiolo, il quale esplica indirettamente il controllo della mosca olearia; nei suoi frutti infatti si sviluppano le larve della Carpomya che viene parassitizzata dall’Opius che, a sua volta, è un parassita naturale della mosca olearia.
3. Tignola (Prays oleae)
La tignola è un lepidottero lungo circa 6 mm. con ali grigie argentee. La larva matura è lunga circa 8 mm..
Compie 3 generazioni all’anno a carico sia dei fiori che dei frutti e delle foglie di oleacee.
I danni causati da questo lepidottero consistono in diradamento dei fiori, cascola dei frutti in settembre con gravi perdite di produzione , erosione delle foglie ed a volte degli stessi germogli.
Il monitoraggio si effettua mediante la collocazione in campo di trappole con feromoni sessuali da ispezionare settimanalmente affinché possa essere effettuato il rilievo dei maschi ed ottenere così l’andamento dei voli.
Il campionamento si effettua mediante la raccolta casuale di circa 100 drupe che vanno esaminate singolarmente per rilevare la presenza di uova o di larve.
I fattori di controllo naturali comprendono:
fattori agronomici;
fattori climatici;
organismi utili alla lotta;
piante utili.
Fattori agronomici
Bisognerebbe utilizzare varietà a drupa piccola ed eventualmente prevedere la presenza di piante di varietà suscettibili all’infestazione tali da svolgere la funzione di esca.
Fattori climatici
Le temperature svolgono un ruolo fondamentale nel controllo della tignola.
Gli adulti presentano una temperatura minima di circa 12° C ed a questi valori il numero di uova che vengono deposte è minimo.
Temperature superiori a 28° C determinano elevata mortalità di uova della generazione carpofaga.
La riduzione di schiusura delle uova dipende anche dall’umidità. Con valori inferiori al 55% infatti si riscontra una limitazione della percentuale di uova schiuse.
La temperatura svolge anche un controllo sullo sviluppo delle larve. In inverno, la mortalità delle larve fillofaghe è in stretta relazione con il numero di giornate in cui si hanno temperature minime di 0° C.
Organismi utili alla lotta
La specie è contenuta da alcuni imenotteri parassitoidi tra cui l’Ageneaspis fuscicollis e l’Elasmus steffani.
Le crisalidi vengono parassitizzate dall’imenottero Itoplectis alternans.
Contro la tignola è possibile l’utilizzo del batterio Bacillus thuringiensis ma si ha una scarsa efficacia contro la generazione carpofaga; la larva neonata infatti penetra nella drupa senza cibarsi in superficie del batterio.
Piante utili
Tra le piante utili possono segnalarsi il Cappero e la Finestrella.
4. Cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae)
La cocciniglia è un coccide polifago.
La femmina matura presenta un corpo ovale di lunghezza compresa fra 1,5 e 5 mm..
Il colore diviene sempre più scuro fino a diventare nero al momento della ovideposizione.
Compie 1/2 generazioni l’anno. Le neanidi o le femmine svernano e la specie si insedia sia sulle foglie che sui rami.
I danni sono determinati da sottrazione di linfa, inoculazione di saliva ed emissione di melata, i quali determinano diminuzione di fruttificazione, filloptosi ed accorciamento dei germogli.
Il campionamento dei rametti va effettuato a fine marzo, luglio e settembre. La soglia limite viene considerata quella di 5/10 neanidi per fogli su un campione rappresentativo di 100 foglie esaminate.
I trattamenti devono essere effettuati in luglio e/o settembre contro le neanidi mediante l’utilizzo di olio bianco.
I fattori di controllo naturali comprendono:
fattori agronomici;
fattori climatici;
organismi utili alla lotta;
piante utili.
Fattori agronomici
La potatura degli alberi va effettuata razionalmente al fine di ridurre sia l’ombreggiamento che i valori di umidità relativa che si determinano all’interno della chioma stessa.
Con la potatura inoltre possono essere asportate le parti della pianta che risultano essere state attaccate dalla cocciniglia.
Anche la concimazione, specialmente quella azotata, va effettuata razionalmente e bisogna moderare gli interventi irrigui.
I sesti d’impianto devono essere abbastanza ampi da garantire una buona illuminazione ed aerazione delle piante.
Fattori climatici
Le temperature agiscono sullo sviluppo delle neanidi e sulle uova; le alte temperature presenti in estate possono determinare una elevata mortalità delle neanidi di prima età, mentre le basse temperature in inverno determinano elevata mortalità sia sulle uova che sulle neanidi di I, II e III età.
Organismi utili alla lotta
Tra i predatori della cocciniglia nera possono richiamarsi i coccinellidi quali l’Exochomus quadripustulatus.
Il lepidottero nottuide Eublemma scitula è un predatore di uova; altri imenotteri come il Metaphycus lounsburyi sono peraltro in grado di attaccare direttamente la cocciniglia sviluppandosi all’interno del suo corpo.
Anche funghi del genere Cephalosporium ed Isaria possono attaccare la cocciniglia nera uccidendola.
Piante utili
Una tra le piante utili è il Fico in quanto permette lo sviluppo della Scutellista cynea che è un parassita della cocciniglia nera.
Altre piante sono il Mirto, il Cardo ed il Lentisco.
5. Occhio di pavone (Spilocea oleaginea)
Si tratta di un fungo che attacca vari organi degli alberi.
Sui frutti si rinvengono tacche infossate e brune di pochi millimetri di diametro ricoperte di muffa; sulle foglie e sui rametti colpiti si notano macchie che a maturità sono grigie al centro e brune ai margini ed in estate sono circondate da un alone bruno rossastro.
L’attacco causa indebolimento generale delle piante con filloptosi, ridotta differenziazione dei rami a frutto e cascola.
L’infezione si verifica prevalentemente in primavera ed in autunno nelle giornate caratterizzate da elevata umidità relativa e temperatura compresa tra i 7 ed i 25° C ed è causata dai conidi.
La conservazione del fungo sulle foglie si ha come micelio.
La diagnosi precoce viene effettuata immergendo in una soluzione di idrato di sodio al 5% ed alla temperatura di circa 55° C un campione di 100 foglie per 3 minuti. Nel caso di foglie giovani la temperatura deve essere di circa 20° C. La comparsa di piccole macchie scure evidenzia la presenza di infezioni.
In relazione all’andamento climatico è possibile intervenire con derivati rameici.
I fattori di controllo naturali comprendono:
fattori agronomici;
fattori climatici.
Fattori agronomici
E’ consigliato l’utilizzo di varietà resistenti e l’attuazione di concimazioni equilibrate.
Al fine di evitare il formarsi di chiome molto fitte e quindi poco arieggiate e poco illuminate ogni anno andrebbero eseguite delle operazioni di potatura razionali.
Sono da evitare pure sesti d’impianto troppo fitti e, in caso di coltura irrigata, irrigazioni sovrachioma.
Fattori climatici
L’elevata umidità favorisce lo sviluppo del patogeno per cui temperature comprese tra i 12° C ed i 25° C rappresentano un range ideale per l’avvio del suo sviluppo.
6. Rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi)
Tale batterio determina la comparsa sui giovani germogli sul tronco e radici, ma più di frequente sui rami, di ingrossamenti che all’inizio appaiono lisci e molli per poi ingrossare indurendosi, di color bruno e screpolati.
Le dimensioni di questi tumori può variare da alcuni millimetri sino alle dimensioni di una noce.
E’ proprio in questi tumori che il batterio si conserva ed attraverso la pioggia entra nelle piante sane attraverso ferite causate da tagli di potatura, da gelate, da grandine e anche da ferite di ovideposizione della mosca delle olive.
In relazione alla gravità dell’attacco la pianta può divenire improduttiva; di solito i rami attaccati muoiono.
Contro la rogna sono attivi i derivati rameici.
I fattori di controllo naturali comprendono:
fattori agronomici;
fattori climatici;
Fattori agronomici
Bisognerebbe evitare la raccolta delle olive con la tecnica della bacchiatura, in quanto questa pratica causa molto spesso ferite che rappresentano vie d’ingresso per il patogeno.
In caso di attacco da parte di questo fungo si consiglia l’eliminazione dei rametti colpiti tramite la potatura con allontanamento dell’inoculo.
Fattori climatici
L’elevata umidità e le piogge rappresentano un utile mezzo di propagazione del patogeno.
Anche le temperature influiscono sull’andamento delle infezioni; le basse temperature, a causa delle lesioni che sono in grado di apportare alle piante, favoriscono la diffusione del batterio mentre le alte temperature riducono le infezioni.